Vai al contenuto
Guida · agevolazioni

Tre giorni al mese pagati per stare con tuo padre: come funzionano i permessi legge 104

Tre giorni al mese di permesso retribuito, anche a ore, senza dover convivere. Le regole INPS aggiornate a gennaio 2026, i requisiti e la domanda.

Permessi legge 104 per il figlio: la casa del genitore e il telefono del figlio lontano, uniti da un filo
I permessi 104 non richiedono la convivenza: sono lo strumento del figlio che vive lontano

di Frank FabianoPubblicato il 12 settembre 2026Aggiornato il 6 ottobre 2026Basata sulla scheda INPS sui permessi per l'assistenza a familiari con disabilità grave (aggiornata al 2 gennaio 2026)Lettura: 4 minuti

In breve

I permessi legge 104 sono tre giorni al mese retribuiti, anche a ore, per il lavoratore dipendente che assiste un genitore con disabilità grave (art. 3 c. 3): il figlio ne ha sempre diritto, senza convivenza, e due figli possono dividersi i tre giorni. Il genitore non deve essere ricoverato a tempo pieno. Domanda online all'INPS o al patronato; l'indennità la anticipa il datore di lavoro e il periodo conta per la pensione.

Cos'è: tre giorni al mese, pagati

I permessi della legge 104 sono tre giorni al mese di assenza retribuita, anche frazionabili a ore, per il lavoratore dipendente che assiste un familiare con disabilità grave (articolo 3, comma 3). Li paga l'INPS in base alla retribuzione effettiva, anticipati dal datore di lavoro, e il periodo conta per la pensione. Non consumano ferie e non richiedono di convivere con il genitore.

Il limite di tre giorni vale per la persona assistita, non per chi assiste: dal 13 agosto 2022 non c'è più il "referente unico", quindi due figli possono chiederli entrambi per lo stesso genitore, dividendosi i tre giorni e alternandosi. Se vivi a più di 150 km, al datore di lavoro serve la prova del viaggio: lo spiega la guida sui permessi 104 oltre 150 km, con la circolare INPS di settembre 2026 su chi sfora i tre giorni.

Chi ne ha diritto

  • Lavoratori dipendenti, anche part-time, assicurati all'INPS per la maternità (i dipendenti pubblici chiedono alla propria amministrazione, con le stesse regole).
  • Per il genitore: coniuge, convivente di fatto, parenti e affini entro il secondo grado. Il figlio è parente di primo grado: ci rientra sempre. Il terzo grado solo se i genitori o il coniuge (o l'unito civilmente o il convivente di fatto) del disabile hanno compiuto 65 anni, hanno patologie invalidanti, sono deceduti o mancanti.
  • Esclusi: lavoratori domestici, a domicilio, agricoli a giornata, autonomi, parasubordinati.

Con un part-time verticale fino al 50% i giorni si riducono in proporzione; sopra il 50% restano tre. Un turno intero, anche notturno a cavallo di due giorni, vale un giorno.

I requisiti del genitore

  • Disabilità grave riconosciuta dalla commissione ASL integrata dall'INPS (articolo 3, comma 3, legge 104). L'invalidità civile da sola non basta: la gravità va chiesta esplicitamente, con la stessa domanda (guida).
  • Non ricoverato a tempo pieno, salvo tre eccezioni: uscite dalla struttura per visite e terapie certificate, stato vegetativo o prognosi infausta a breve, richiesta dei sanitari che ci sia un familiare.
  • Se il verbale non arriva entro 45 giorni dalla domanda, vale un certificato provvisorio dello specialista ASL (15 giorni per le patologie oncologiche). Se poi la gravità non è confermata, l'INPS recupera le somme.

Come si chiedono

  1. Il verbale di disabilità grave del genitore, o il certificato provvisorio.
  2. La domanda all'INPS: online con lo SPID nel servizio dei permessi, tramite patronato, o al Contact Center 803 164 (da fisso) e 06 164 164 (da cellulare). Vale dal giorno in cui la presenti e contiene dichiarazioni di responsabilità: ogni variazione va comunicata entro 30 giorni.
  3. Il datore di lavoro: gli consegni l'esito e concordi i giorni; l'indennità la anticipa lui e la recupera dall'INPS. Le voci di tredicesima sono già nell'indennità.
  4. Il provvedimento arriva di norma entro 30 giorni; contro un rifiuto si può ricorrere al comitato provinciale INPS.

Per un'assistenza continuativa, oltre i tre giorni, c'è il congedo straordinario: fino a due anni, ma con la convivenza e una fila di precedenze.

Domande frequenti

Devo vivere con mio padre per avere i permessi 104?

No. La convivenza è richiesta per il congedo straordinario, non per i tre giorni di permesso mensili.

Io e mia sorella possiamo prenderli entrambi?

Sì, dal 13 agosto 2022: il limite di tre giorni al mese vale per il genitore assistito, e più aventi diritto possono chiederli e usarli alternandosi.

I permessi sono pagati?

Sì, in base alla retribuzione effettiva, anticipati dal datore di lavoro e rimborsati dall'INPS; il periodo è coperto da contribuzione figurativa. A ore, si calcolano sulla retribuzione oraria.

Basta l'invalidità civile?

No: serve il riconoscimento di disabilità grave ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge 104, della commissione ASL integrata dall'INPS. Va chiesto insieme all'invalidità civile.

Mio padre è in RSA: ho diritto ai permessi?

Di regola no, se il ricovero è a tempo pieno con assistenza sanitaria continua. Eccezioni: le uscite certificate per visite e terapie, lo stato vegetativo o la prognosi infausta a breve, la richiesta dei sanitari che un familiare sia presente.

Sono un dipendente pubblico: cambia qualcosa?

Le regole sono le stesse, ma la domanda si presenta alla propria amministrazione, che paga direttamente, non all'INPS.

Nella stessa sezione: Quali aiuti spettano

Bonus, indennità e detrazioni per chi assiste un genitore: requisiti veri e come si chiedono.

Tutte le guide della sezione

Se il genitore vive da solo

Come sapere che sta bene, il telesoccorso pubblico e i salvavita a confronto.

Tutte le guide

Fonti. INPS, scheda "Indennità per permessi fruiti dai lavoratori per assistere familiari disabili in situazione di gravità o fruiti dai lavoratori disabili" (aggiornata al 2 gennaio 2026); L. 5 febbraio 1992, n. 104, art. 33; D.Lgs. 30 giugno 2022, n. 105 (fine del referente unico). Fonti lette il 12 settembre 2026; scheda INPS e art. 33 della legge 104 riletti il 6 ottobre 2026.

Stanno Bene non è un servizio sanitario né di emergenza: in emergenza chiama il 112.