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Assisti un parente a più di 150 km? I permessi 104 restano tuoi, se porti la prova del viaggio

Oltre i 150 km di distanza stradale, per i permessi 104 serve la prova del viaggio al datore di lavoro. Le prove, i fratelli che si alternano, la domanda.

Permessi legge 104 oltre 150 km: la casa del parente anziano e il telefono di chi lo assiste da lontano, uniti da un filo
Oltre i 150 km di distanza stradale, il biglietto del viaggio va consegnato al datore di lavoro

di Frank FabianoPubblicato il 2 ottobre 2026Aggiornato il 6 ottobre 2026Basata sulla legge 104 (art. 33), le circolari INPS 32/2012, 39/2023 e 100/2026 e la scheda INPS dei permessiLettura: 6 minuti

In breve

Se la persona che assisti vive in un comune a più di 150 km di distanza stradale, i permessi della legge 104 restano tuoi, ma devi provare al datore di lavoro di averla raggiunta nei giorni di permesso: con il biglietto del viaggio o un'altra documentazione idonea (articolo 33, comma 3-bis). Senza prova, l'assenza non vale come permesso. L'INPS consiglia i mezzi pubblici; in auto serve comunque un documento che provi la presenza sul posto. I tre giorni al mese si possono dividere tra più familiari: chi supera il limite restituisce i soldi, come ha chiarito l'INPS a settembre 2026.

Permessi 104 oltre 150 km: la regola, parola per parola

I permessi della legge 104 spettano anche se la persona che assisti vive lontano: la legge non chiede di convivere. Chiede però una cosa in più a chi assiste da lontano. L'articolo 33, comma 3-bis dice che il lavoratore che usa i permessi per assistere una persona residente in un comune a più di 150 chilometri di distanza stradale dal proprio "attesta con titolo di viaggio, o altra documentazione idonea, il raggiungimento del luogo di residenza dell'assistito".

  • Cosa conta: la distanza stradale tra il comune di residenza della persona assistita e il tuo, non quella in linea d'aria. Se tu o la persona assistita avete una dimora temporanea registrata in Comune, l'INPS conta quella (circolare 32 del 2012, punto 6).
  • Cosa devi provare: di essere andato davvero, nei giorni di permesso, alla residenza della persona che assisti. L'onere della prova è tuo.
  • A chi: al datore di lavoro. Non si manda all'INPS e non c'è un modulo: la documentazione "dovrà essere esibita al datore di lavoro" (circolare 32/2012, punto 5).
  • Da quando: la regola c'è dall'11 agosto 2011 (decreto legislativo 119/2011, che ha aggiunto il comma 3-bis). Nel testo di legge vigente non è cambiata: l'articolo 33 è stato modificato l'ultima volta nel 2022, in altri commi.
  • Nel 2026: la legge di bilancio 2026 (legge 199 del 2025, articolo 1, commi 723 e 724) non tocca i 150 km. Aggiunge controlli per i dipendenti pubblici: l'amministrazione può chiedere all'INPS di ricontrollare i requisiti sanitari, con le modalità che fisserà un decreto del Ministero del Lavoro, e deve segnalare ogni mese i permessi usati e per chi.

Senza prova il permesso salta: per l'INPS l'assenza "non può essere giustificata a titolo di permesso" se non riesci a dare al datore la documentazione. Conserva i biglietti di ogni viaggio.

Che prova portare: treno, aereo, auto

Come viaggiCosa conservareCosa dice l'INPS
Treno, aereo, autobusil biglietto con data e tratta, per ogni viaggioi mezzi pubblici "dovranno essere preferiti" (circolare 32/2012)
Auto propriaun documento che provi la presenza sul posto nei giorni di permessoè la strada "residuale": serve comunque una "idonea documentazione comprovante l'effettiva presenza in loco"
Più giorni di filaconserva il biglietto di andata e quello di ritornola prova deve riguardare i giorni in cui usi il permesso (circolare 32/2012)

La legge non fa un elenco chiuso delle prove valide in auto. Ci sono due elenchi di esempi:

  • Per i dipendenti pubblici, la circolare 1 del 2012 della Funzione Pubblica cita la "ricevuta del pedaggio autostradale, dichiarazione del medico o della struttura sanitaria presso cui la persona disabile è stata accompagnata, biglietto del mezzo pubblico utilizzato per lo spostamento in loco". Se la prova sia adeguata lo decide l'amministrazione. Il sito della Funzione Pubblica è stato rifatto e la pagina originale non si apre più: il link porta alla copia d'archivio della stessa pagina ufficiale.
  • Per i dipendenti dell'INPS, le istruzioni interne (circolare 100 del 24 luglio 2012) citano le ricevute del pedaggio, l'estratto del Telepass o una dichiarazione del medico curante.

Per un'azienda privata nessuno dei due elenchi è vincolante. Prima di partire in auto, chiedi all'ufficio del personale quale documento accetta, e fattelo scrivere.

Se la persona che assisti vive sola, il permesso è spesso il momento in cui sistemi anche il resto: un telesoccorso o un pulsante SOS per quando riparti, e le pratiche in sospeso con il medico e il Comune.

Chi ha diritto ai permessi, anche da lontano

  1. La persona assistita ha una disabilità grave riconosciuta (articolo 3, comma 3, legge 104) dalla commissione medica. L'invalidità civile da sola non basta: se manca, si parte dall'invalidità civile, chiedendo anche la 104. Nelle province dove è partita la sperimentazione della riforma della disabilità basta il certificato del medico, che va all'INPS (INPS, fase sperimentale); ma per chi ha 70 anni o più, con almeno una malattia cronica e una progressiva perdita di autonomia attestate dal medico, il medico usa ancora il vecchio certificato e serve anche la domanda entro 90 giorni (INPS, messaggio 1750 del 2026); in Valle d'Aosta e nella provincia di Trento (INPS, fase sperimentale) e in quella di Bolzano (INPS, terza fase) l'accertamento non lo fa l'INPS.
  2. Sei un parente o affine entro il secondo grado: figlio, fratello, nipote (figlio del figlio), nuora, genero, cognato. Il terzo grado (per esempio un nipote figlio del fratello) solo se il coniuge (o la parte dell'unione civile o il convivente di fatto) o i genitori della persona assistita mancano, sono morti, hanno patologie invalidanti o hanno compiuto 65 anni: basta che uno solo di loro sia in questa situazione.
  3. Sei dipendente, pubblico o privato, anche part-time. Restano fuori lavoratori domestici, autonomi, parasubordinati, lavoratori a domicilio e agricoli a giornata.
  4. La persona non è ricoverata a tempo pieno (24 ore in una struttura con assistenza sanitaria continua), salvo tre eccezioni: uscite certificate per visite e terapie, stato vegetativo o prognosi infausta a breve, presenza del familiare richiesta dai medici della struttura.

Più familiari possono chiedere i permessi per la stessa persona e alternarsi: dal 13 agosto 2022 il "referente unico" non c'è più (circolare INPS 39 del 2023). Il tetto però resta di tre giorni al mese in tutto per la persona assistita.

Se vi alternate tra familiari: la circolare di settembre 2026

Con la circolare 100 del 18 settembre 2026 l'INPS ha spiegato cosa succede quando i familiari autorizzati per la stessa persona sforano.

  • Se insieme superate i tre giorni nel mese, vale la "priorità temporale": restituisce i soldi chi ha usato il giorno in più per ultimo. Nell'esempio della circolare, A usa il 5 e il 18 marzo, B il 25 e il 30: la giornata del 30 marzo risulta "indebitamente fruita" da B.
  • Se due di voi usano il permesso lo stesso giorno o nelle stesse ore, l'importo da restituire si divide in parti uguali.

L'INPS chiede ai familiari una "pianificazione congiunta": un calendario condiviso con le date di ognuno evita restituzioni. Il congedo straordinario e i permessi si possono dare anche a due persone diverse, alternandosi e mai negli stessi giorni (INPS, notizia del 23 novembre 2023 sul messaggio 4143).

Come si chiedono i permessi 104

  1. Se lavori nel privato, fai la domanda all'INPS online, dalla scheda del servizio (pulsante "Utilizza il servizio", area Prestazioni a sostegno del reddito), con le tue credenziali (SPID, CIE o CNS). In alternativa: Contact center 803 164 da rete fissa (gratuito) o 06 164 164 da cellulare, oppure un patronato. Se sei dipendente pubblico la domanda non va all'INPS: presenti un'istanza alla tua amministrazione, che concede i permessi e li paga (INPS, messaggio 18728 del 2012). Non c'è un modulo nazionale. Con l'istanza servono il verbale della commissione medica, le autocertificazioni sui requisiti e una dichiarazione firmata di responsabilità; le assenze si comunicano al dirigente con anticipo, se possibile per tutto il mese (Funzione Pubblica, circolare 13 del 2010, copia d'archivio della pagina ufficiale).
  2. Nel privato, allega la dichiarazione della persona assistita che indica te come chi la assiste: la allega ogni familiare che fa domanda.
  3. Nel privato, aspetta il provvedimento: l'INPS lo manda a te, alla persona assistita e al tuo datore di lavoro. Il termine ordinario è di 30 giorni; la domanda vale dalla data in cui la presenti.
  4. Concorda le date con il datore e, se la distanza supera i 150 km, consegnagli la prova del viaggio dopo ogni permesso.
  5. Nel privato, comunica entro 30 giorni ogni cambiamento di ciò che hai dichiarato nella domanda, per esempio un ricovero o un trasloco. Se il datore o l'INPS accertano che le condizioni mancano, si decade dai permessi.

Chi assiste da lontano ha anche due diritti che si dimenticano: scegliere, "ove possibile", la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona assistita, senza poter essere trasferito senza consenso, e la priorità nel lavoro agile (articolo 33, commi 5 e 6-bis). Se i giorni non bastano, ci sono anche i tre giorni all'anno e il congedo non retribuito.

Domande frequenti

Come si calcolano i 150 km per i permessi 104?

Conta la distanza stradale tra il comune di residenza della persona assistita e il tuo (articolo 33, comma 3-bis della legge 104), non la distanza in linea d'aria. Se tu o la persona assistita avete una dimora temporanea registrata in Comune, l'INPS conta quella.

Che documento devo dare al datore di lavoro oltre i 150 km?

Il titolo di viaggio (treno, aereo, autobus) o un'altra documentazione idonea che provi che nei giorni di permesso hai raggiunto la residenza della persona assistita. Si consegna al datore di lavoro, non all'INPS, e non c'è un modulo.

Posso andare in auto?

Sì, ma l'INPS indica i mezzi pubblici come strada preferita e l'auto come residuale: serve comunque una documentazione che provi la presenza sul posto. Per i dipendenti pubblici la circolare 1/2012 della Funzione Pubblica cita come esempi la ricevuta del pedaggio e la dichiarazione del medico o della struttura dove la persona è stata accompagnata; l'INPS cita pedaggi e Telepass nelle istruzioni ai propri dipendenti. Nel privato chiedi al tuo datore quale prova accetta.

Cosa succede se non porto la prova del viaggio?

Per l'INPS l'assenza non può essere giustificata come permesso legge 104 se il lavoratore non dà al datore la documentazione prevista (circolare 32/2012).

Più familiari possono dividersi i permessi per la stessa persona?

Sì, dal 13 agosto 2022, alternandosi: il tetto resta di tre giorni al mese in tutto. Con la circolare 100 del 18 settembre 2026 l'INPS recupera le somme se insieme superate i tre giorni (paga chi ha usato il giorno in più per ultimo) o se usate il permesso lo stesso giorno o nelle stesse ore (l'importo si divide in parti uguali).

Vale anche per i dipendenti pubblici?

Sì: la legge parla di lavoratore dipendente pubblico o privato, e la regola dei 150 km vale per entrambi. Il dipendente pubblico però non fa domanda all'INPS: presenta un'istanza alla propria amministrazione, che concede e paga i permessi (INPS, messaggio 18728 del 2012).

La legge di bilancio 2026 ha cambiato i permessi 104?

La regola dei 150 km e i tre giorni al mese non cambiano. La legge 199 del 2025 (commi 723 e 724) aggiunge controlli per i dipendenti pubblici: l'amministrazione può chiedere all'INPS di ricontrollare i requisiti sanitari e deve segnalare ogni mese i permessi usati.

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Fonti. Legge 104/1992, art. 33 (testo vigente su Normattiva, aggiornato al 20 aprile 2026); INPS, circolare n. 32 del 6 marzo 2012 (D.Lgs. 119/2011); INPS, circolare n. 155 del 3 dicembre 2010; INPS, circolare n. 39 del 4 aprile 2023; INPS, notizia del 23 novembre 2023 sul messaggio n. 4143 del 22 novembre 2023; INPS, circolare n. 100 del 18 settembre 2026; INPS, area "Prestazioni a sostegno del reddito: accesso al portale delle domande"; Legge 53/2000, art. 4; INPS, scheda "Indennità per permessi fruiti dai lavoratori per assistere familiari disabili in situazione di gravità" (aggiornata al 2 gennaio 2026); INPS, circolare n. 100 del 24 luglio 2012 (istruzioni al personale INPS); Dipartimento della Funzione Pubblica, circolare n. 1 del 3 febbraio 2012 e circolare n. 13 del 6 dicembre 2010 (copie d'archivio delle pagine ufficiali); INPS, messaggio n. 18728 del 15 novembre 2012; Legge 30 dicembre 2025, n. 199, art. 1, commi 723-724 (Gazzetta Ufficiale n. 301 del 30 dicembre 2025, S.O. 42); INPS, dossier "Riforma della disabilità - Fase sperimentale" (17 novembre 2025) e notizia del 24 febbraio 2026 sulla terza fase; INPS, messaggio n. 1750 del 27 maggio 2026 (letto il 6 ottobre 2026). Fonti lette il 2 ottobre 2026.

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